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Dal Fare all’Essere: Un’espansione della consapevolezza

  Lasciar andare i limiti e i modelli

Noi tutti ci appoggiamo alle spalle dei nostri predecessori. Se lo riconosciamo davvero, siamo in grado di elevarci, di espanderci ulteriormente. Solo però se possiamo evitare l’arroganza e il pensiero che noi abbiamo inventato o creato qualcosa. Non creiamo niente, l’espressione dell’universo è in continua espansione e noi, dal punto di vista di quelle spalle che ci sorreggono, esprimiamo tale espansione in risonanza con il tempo, il luogo e lo spazio, l’eredità genetica, lo sviluppo personale e le influenze sociali che ci connotano temporaneamente.

Noi siamo l’universo che esprime se stesso, esprimiamo l’universo nella pratica. Come un aquilone con il suo cavo, dobbiamo rimanere con una messa a terra per volare più in alto. I Taoisti parlano dell’essere umano come di un ponte tra il Cielo e la Terra – forse il cavo dell’aquilone evoca un concetto simile.

Per realizzare ciò dobbiamo mollare molto o tutto di quell’astrazione che chiamiamo me. Quel separato, ego-ico me, che deve fare in modo che la rivelazione dell’Universo corrisponda al suo livello di comprensione.

La Creazione (cioè il nuovo) avviene quando la pro-attività della presenza totale sostituisce, seppur momentaneamente, la reattività del sapere già.

Per accedere a livelli più profondi o più alti dobbiamo rinunciare anche alla forma dei nostri moduli e metodi e, stando sulle spalle dei nostri insegnanti, andare oltre. Questo è il grande rispetto che possiamo riconoscer loro per il lavoro che hanno fatto con noi. Limitare l’espansione di queste forme è invitare la stasi e la morte.

William Sutherland, uno dei fondatori dell’Osteopatia e un grande visionario – certamente all’avanguardia per il suo tempo – ha percepito dei ritmi nel corpo, che chiamò maree. La marea lunga, 150 anni fa, o giù di lì, era quasi alla soglia della palpabilità. Ora, gli studenti del primo anno – o anche chi non è studente per niente – avvertono subito, in alcuni casi, quello che altri, con l’esperienza del settore, riconoscono come la marea lunga. È sempre stato così. Il modello della risonanza morfica, che Rupert Sheldrake propone è molto chiaro su questo punto. Altri ne hanno parlato chiamandola Intelligenza Universale.

Il principio femminile

Altrettanto chiaro, sebbene ciò non significhi la Verità, è che un percorso a livelli più alti – e non ho mai detto e mai dirò, migliori – potrebbe essere un rinnovato potenziamento del principio femminile. Il che non significa liberarci del principio maschile; non potremmo, giacché necessiterebbe in assoluto di una spinta mascolina, e non avrebbe alcun senso… Abbiamo magari bisogno di un po’ dell’altra faccia del maschile, il lato che rinuncia a sbarazzarsi delle cose che toglie alla sua posizione dominante. Forse quest’aspetto, tra i più utili, potrebbe fornire la motivazione e le condizioni in cui il femminile può rifiorire. La fine della sofferenza verrà dall’equilibrio dei due principi, in una pratica unita dall’uguaglianza e dalla differenza. Devono esserci entrambe. Io credo che ci sia un posto per il maschile a difesa del femminile (in particolare nel 21° secolo, dove è ancora così brutalmente soggiogato), piuttosto che in una continua esaltazione di se stesso.
Forse deve essere sempre così, che il maschile spinge verso nuovi territori o ne recupera di vecchi e il femminile riceve e conserva a tempo debito.

Amerei veramente che ci potessimo approcciare direttamente con l’aspetto del femminile per testimoniare semplicemente quello che emerge, senza giudizi di alcun tipo.
Se potessimo imparare meglio ad ascoltare – non a dire – e a ricevere senza giudizio, senza analisi, rimedi e soluzioni la storia arriverebbe a essere raccontata in modo più pieno.

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Laura Di Lernia è Operatrice Biodinamica Craniosacrale, Naturopata

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